Presa veloce
- I gruppi di scimpanzé più grandi e più tolleranti gestiscono le risorse condivise in modo più efficace e mostrano una concorrenza meno aggressiva rispetto ai gruppi più piccoli e più competitivi.
- La tolleranza funziona come una strategia a livello di gruppo, consentendo agli individui di coordinarsi, leggere i segnali sociali ed evitare conflitti inutili.
- Gli scimpanzé seguono leader informali il cui comportamento migliora la cooperazione di gruppo, suggerendo che la leadership e l’influenza sociale hanno profonde radici evolutive, non basate esclusivamente sulla dominanza.
Dalla scuola al lavoro alla vita di tutti i giorni, probabilmente hai fatto parte di gruppi che lavorano insieme senza problemi e di altri che si trasformano rapidamente in fazioni litigiose. Ma ti sei mai fermato a chiederti perché alcuni gruppi cooperano mentre altri entrano in conflitto? Gli scienziati si pongono da decenni versioni di questa domanda, spesso cercando indizi nei nostri parenti viventi più stretti. Un nuovo studio pubblicato su Biologia comportamentale aggiunge un pezzo importante a quel puzzle esaminando come gli scimpanzé gestiscono quello che i ricercatori chiamano un “dilemma delle risorse”. I risultati suggeriscono che la dimensione del gruppo e la tolleranza sociale svolgono un ruolo importante nel determinare se prevale la cooperazione o il conflitto, e i risultati possono aiutare a spiegare le radici evolutive della cooperazione umana.
Lo studio mostra che gli scimpanzé che vivono in gruppi più grandi e più tolleranti sono più bravi a condividere risorse limitate e più disposti a seguire i leader rispetto a quelli che appartengono a gruppi più piccoli e più competitivi. Sebbene ciò possa sembrare ovvio, dimostrarlo scientificamente in animali complessi e socialmente sofisticati come gli scimpanzé è un risultato significativo. La ricerca offre spunti su come la cooperazione pacifica possa emergere e persistere, anche quando le risorse sono scarse, approfondimenti che vanno oltre il campo della primatologia.

Gli scimpanzé affrontano dilemmi legati alle risorse nel mondo reale simili a quelli degli esseri umani, dovendo bilanciare il guadagno individuale con la cooperazione di gruppo per evitare conflitti per il cibo limitato.
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Cos’è un “dilemma delle risorse”?
Il concetto di dilemma delle risorse deriva dalle scienze sociali ed economiche. Descrive una situazione in cui gli individui devono scegliere tra agire nel proprio immediato interesse personale e cooperare per il beneficio del gruppo. Ad esempio, un gruppo di persone disperse nel deserto si imbatte in un barile d’acqua. Se tutti si affrettassero ad accaparrarsi quanto più possibile, la risorsa si esaurirebbe rapidamente e probabilmente scoppierebbe un conflitto. Alcuni individui finiranno per idratarsi molto meglio di altri. Ma se gli individui si controllano e collaborano, il gruppo nel suo insieme può fare meglio.
Gli esseri umani affrontano continuamente dilemmi relativi alle risorse del mondo reale, dalla gestione della pesca e delle foreste alla decisione su come condividere gli snack in ufficio. Ciò che rende questo studio avvincente è che mostra che gli scimpanzé, che si sono separati dalla linea umana milioni di anni fa, affrontano e risolvono sfide simili in modi sorprendentemente sofisticati.
Come è stato condotto lo studio
I ricercatori hanno osservato più gruppi di scimpanzé in condizioni controllate progettate per imitare un problema di risorse condivise. I ricercatori hanno assicurato che lo studio fosse sicuro, ma l’impostazione richiedeva agli scimpanzé di scegliere tra competere in modo aggressivo per il cibo o tollerare gli altri e seguire strategie di gruppo che consentissero a più individui di trarne beneficio.
I ricercatori hanno confrontato gruppi che differivano per dimensioni e temperamento sociale. Alcuni gruppi erano relativamente piccoli e inclini alla competizione, mentre altri erano più grandi e noti per interazioni sociali più tolleranti. Osservando il comportamento di ciascun gruppo di fronte allo stesso dilemma, gli scienziati hanno potuto identificare quali fattori erano più importanti.

Nei gruppi di scimpanzé più grandi, gli individui hanno frenato gli impulsi aggressivi, consentendo una migliore condivisione delle risorse e un coordinamento del gruppo più fluido.
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Gruppi più grandi, meno combattimenti
Uno dei risultati più chiari è stato che i gruppi più grandi tendevano a gestire la risorsa condivisa con maggiore successo. Invece di precipitare nel caos, questi gruppi hanno mostrato livelli di tolleranza più elevati, consentendo agli individui di accedere alla risorsa senza costante aggressione.
Questo potrebbe sembrare controintuitivo. Più individui potrebbero significare più concorrenza e più opportunità di conflitto. Invece, lo studio ha scoperto il contrario. Nei gruppi più grandi, gli scimpanzé sembravano più disposti a trattenersi, forse perché un combattimento diretto sarebbe stato costoso e distruttivo quando sarebbero coinvolti molti individui.
Al contrario, il comportamento competitivo era più probabile che dominasse nei gruppi più piccoli. Gli individui di questi gruppi spesso tentavano di monopolizzare la risorsa, portando a maggiori conflitti e a una minore condivisione complessiva.
Il ruolo della tolleranza
La tolleranza si è rivelata un ingrediente chiave, ma non nel senso morbido e di benessere che la parola spesso implica. In questo studio, la tolleranza significava qualcosa di molto più pratico: la volontà di consentire ad altri un accesso ravvicinato a risorse preziose senza rispondere immediatamente con minacce o forza.
Ciò che contava non era semplicemente il fatto che questi gruppi fossero più tolleranti, ma il modo in cui tale moderazione cambiava il comportamento del gruppo. Nei gruppi più tolleranti, gli scimpanzé trascorrevano meno tempo a cercare una posizione e più tempo a coordinare le loro azioni. Era più probabile che aspettassero brevemente piuttosto che precipitarsi, leggessero i segnali sociali degli individui vicini ed evitassero scontri che avrebbero potuto interrompere l’accesso per tutti. Il risultato è stato un flusso di attività più fluido e un utilizzo più efficiente della risorsa condivisa.
Fondamentalmente, questa tolleranza non era solo un insieme di personalità individuali. Alcuni gruppi si comportavano costantemente in questo modo, mentre altri no, anche quando gli individui stessi variavano. Ciò suggerisce che la tolleranza è una strategia a livello di gruppo modellata dalle interazioni passate, dalle relazioni sociali e dalle pressioni ambientali. In altre parole, la tolleranza sembra essere qualcosa che riguarda i gruppi sviluppare perché funziona e non è semplicemente una caratteristica che alcuni scimpanzé particolarmente simpatici possiedono.

Quando la tolleranza era bassa, gli scimpanzé erano più propensi a competere in modo aggressivo per le risorse, un modello che interrompeva il coordinamento e limitava il numero di individui che potevano trarne beneficio.
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Seguire i leader quando conta
Un’altra scoperta interessante riguardava la leadership. Nei gruppi più grandi e tolleranti, gli scimpanzé erano più propensi a seguire le azioni di alcuni individui che guidavano efficacemente il comportamento del gruppo. Questi non erano leader nel senso umano di impartire comandi o far rispettare regole, ma individui le cui azioni altri osservavano e imitavano.
Seguire questi leader informali ha aiutato il gruppo a coordinare il proprio comportamento ed evitare una competizione distruttiva. Nei gruppi più piccoli e più competitivi, questo tipo di leadership era meno efficace o veniva meno del tutto, poiché gli individui erano più concentrati sui propri guadagni immediati.
Questo aspetto dello studio suggerisce profonde radici evolutive per la leadership e l’influenza sociale. Gli scimpanzé non si affidavano semplicemente a un individuo “alfa” per abitudine o paura. Sembravano invece più propensi a seguire individui il cui comportamento aiutava il gruppo a funzionare più agevolmente in quel momento. Quando le azioni di uno scimpanzé riducevano i conflitti o rendevano più facile l’accesso alla risorsa condivisa, gli altri tendevano ad allinearsi. Ciò suggerisce che la capacità di riconoscere e seguire una leadership efficace, soprattutto quando la cooperazione è vantaggiosa, potrebbe non essere unicamente umana.
Cosa possono imparare gli esseri umani da questo?
Gli scimpanzé sono i nostri parenti viventi più stretti, quindi il loro comportamento offre indizi sulle origini degli istinti sociali umani. Questo studio suggerisce che la cooperazione, la tolleranza e la leadership dipendente dal contesto non sono apparse all’improvviso nelle società umane, ma probabilmente si sono evolute da strategie già presenti nei nostri comuni antenati.
Anche le condizioni ambientali contano. Quando le risorse non possono essere facilmente monopolizzate e la lotta è costosa, la tolleranza e la cooperazione diventano le strategie più efficaci. Nel tempo, queste pressioni possono modellare sistemi sociali che riducono i conflitti e promuovono il successo del gruppo. Questa intuizione ha chiari paralleli nella storia umana: man mano che le comunità diventavano più grandi e più interconnesse, nuove norme in materia di condivisione, equità e leadership diventavano necessarie affinché le società funzionassero.
È importante sottolineare che la cooperazione non è fragile. Nei gruppi di scimpanzé studiati, la pace non è il risultato della coercizione: è emersa perché la cooperazione era più efficace del conflitto. Il conflitto si verificava ancora, ma non dominava né impediva ai gruppi di accedere alle risorse condivise, dimostrando che la tolleranza e la cooperazione possono essere strategie stabili nelle giuste circostanze.

Comprendere le dinamiche sociali degli scimpanzé aiuta a spiegare la cooperazione umana, illustrando come le risorse condivise, le dimensioni del gruppo e la leadership modellano il comportamento collettivo.
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Oltre la Primatologia
Questi risultati hanno ampie implicazioni per le società umane. Comprendere come interagiscono le dimensioni del gruppo, la tolleranza sociale e la leadership potrebbe informare la ricerca in psicologia, sociologia e scienze politiche, soprattutto quando si tratta di gestire risorse condivise. Lo studio evidenzia che la cooperazione è radicata nell’evoluzione e può emergere anche senza linguaggio, leggi o istituzioni formali.
In definitiva, questa ricerca mostra che la nostra capacità di cooperare non è solo culturale: fa parte di una lunga stirpe di strategie sociali modellate dalla convivenza in un mondo finito. Studiando gli scimpanzé possiamo comprendere meglio le condizioni che rendono possibili la pace e la cooperazione nel regno animale e nella nostra stessa specie.

